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Noi dell'Associazione Pul siamo ben lieti di farvi conoscere la stroria di un nostro caro amico calabrese di Palmi (Rc), residente a Boston, negli Stati Uniti d'America.
cari amici paesani, mi chiamo TONY GUERRA, questa e' la mia storia,come tanti altri emigrati, sono nato nel 1958, a PALMI,(RC) e' nel 1970 al'eta' di 12 anni assieme ai genitori abbiamo lasciato la nostra bella, e caldissima terra "A CALABRIA" la nostra sempre amata ITALIA,per raggiungere i nostri cari,la famiglia di mia mamma,che gia' si trovava dal 1955 a watertown, un piccolo paese vicino BOSTON. lasciando indietro la famiglia di mio padre che si trovavano a TORINO, il paese di AGNELLI?? si perche' come tantissimi meridionali lavoravano e lavorano nella FIAT.
noi invece scegliemmo la strada per l'AMERICA,vero arrivare in una terra molto differente,molto strana,molto diversa in tutti i sensi,estato veramente forte non per me, ma ricordo di piu' per mio padre,ricordo abitavamo in soffitta?si con la testa si toccava il tetto,non io chero piccolo,ma i miei genitori, e il tetto,i tetti in america delle case,il 95% sono fatti si asfalto,e arrivati in estate il 10 maggio,piena estate il caldo si moriva,non si poteva andare a dormire prima delle 2, e alle 5 mio padre si alzava perche' andare a lavorare,e cosi andava il tempo verso settembre il tempo rinfrescava le sere e cosi si poteva andare piu' presto a dormire,arrivando cosi alla prima neve,non avevo visto prima la neve,l'unica neve che abbiamo avuto in calabria verso il 1965,66 io ero piccolo,pero' a durato qualche ora?invece questa a boston,no non andava via cosi facile,il freddo ogni giorno di piu',e la neve cadeva sempre di piu'dal freddo si moriva a si ricordate il soffitto? beh allora non era con calore perche' li era solo un posto che si posavano cose,e si il freddo era tremendo,ricordo mio padre che mi buttava coperte,ero sotterrato di tutta questa roba per stare caldo,e si arrivando verso la fine del primo inverno,io sentivo mio padre che diceva a mia mamma, allora abbiamo visto l'estate che si muore di caldo,abbiamo visto l'inverno,che si muore di freddo,siamo alla fine di marzo e' la neve ancore ce,prima che inizia il caldo o ci compriamo una casa,o ritorniamo in calabria, almeno posso dormire sotto un bel albero di ulivi,mia madre non sapeva come rispondere,e successo che durante questi giorni gli inquilini del primo piano in questa casa di mia nonna, lasciavano,se ne andavano, e cosi mia mamma contentissima,la sera quando arrivo' mio padre, dice perche' non affittiamo noi? il primo piano? e cosi restammo qui,dopo 3 anni abbiamo comprato la casa,non tanto lontano da questa, dovi siamo ancoro tuttoggi.adesso dopo 38 anni, si sono rassegnati,in questa terra,pero' sempre con il passaporto in mano.
il primo anno veramente durissimo,ricordo mio padre la notte piangeva,quelle 2 ore che cercava di dormire,. io insieme ai bambini vicini di casa eravamo sempre fuori a giocare,pero' non capivamo nulla,io non capivo loro e loro non capivano me,insomma a segni muti giocavamo, io prendevo un pallone e facevo vedere come si gioca al calcio, loro il pallone non lo conoscevano,il calcio ancora non era conosciuto come oggi,e non sapevano a giocare,e si sedevano per terra,o prendevano una mazza? di baseball? io pensavo che mi volevano prendere a botte,invece loro giocavano mi facevano vedere come si tirava la palla a prenderla con la mazza.invece io giocavo solo io,con il pallone, fino a che vedevano come facevo io, e poi cercavano di fare lo stesso, e cosi andavamo avanti, in pochi mesi ci capivamo abbastanza,facile per me,per capirci.
nelle scuole abbiamo fatto le squadre di calcio,e giocavamo contro altre scuole nei paesi vicino, e cosi il calcio in america a preso radici,e oggi si abbiamo la lega americana di calcio MLS a boston abbiamo la squadra i new england revolutions,dove faccio parte anche io,come assistente della media, in questa squadra abbiamo avuto dei grandi con dico solo i nostri connazzionali, walter zenga,e giseppe galderisi,e tantissimi grandi internazionali.
l'altra mia passione e' la musica, si per molti anni sono stato il cantante di un gruppo formato durante il periodo delle scuole medie che durammo per un 15 anni,a fare serate,per occasioni matrimoni,anniversari,ecc.. e mentre suonavamo in un night club li o conosciuto una ragazza,TERESA,anche lei calabrese di lamezia,(cz) che un anno dopo ci siamo sposati era il 1985,oggi abbiamo un figlio domenico christopher di 21 anni. dopo tanti cambi di nome,del gruppo quello che a durato di piu' estato"la nostra idea" e poi per tanti motivi diversi,arrivo' il tempo di fermare la musica., pero' oggi faccio da deejay,sempre per occasioni. alla radio da 12 anni che conduco un programma alla radio,si radio dj, di solo musica italiana, per la comunita' di boston e dintorni, che' grandissima,
che si puo' ascoltare su internet anche www.1330wrca.com ogni sabato alle 10am ora di new york. ascoltato da non italiani anche,americani,russi,spagnoli,francesi, che amano la musica italiana, e' il programma piu' ascoltato per questo orario,da 8 anni al primo posto. ogni tanto facciamo venire dei cantanti dal'italia,come molte volte abbiamo fatto concerti com mino REITANO,romeo LIVIERI,little TONY,toto cutugno,fiordaliso,OXA,spagna,TOZZI,massimo ranieri,e tantissimi altri grandi della musica italiana.
allora la vita in america continua,si siamo abituati,pero' le nostre radici,e tradizioni non li dimentichiamo mai,u vinu,i satizzi,i supprizzati,a saliprisa,i pumodora sicchi,i funghi sutt'olio,a livi scacciata sutt'olio,a ricotta,i cimelli,i zippoli, li facciamo lo stesso come al paese, e io continuo la tradizioni,e spero di trasmetterla a mio figlio.
siamo orgogliosi della nostra terra,la calabria,della nostra patria,L'ITALIA.
tonyGUERRA/boston,USA.
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Ecco qui di seguito la storia del signor Giuseppe Bruno, detto “Peppino”, nato a Cosenza nel 1948 e residente da ormai 38 anni a San Francisco. Peppino, affascinato dal sogno americano, partì in cerca di fortuna nel 1970 per raggiungere gli Stati Uniti d’America. All’epoca era solo un ragazzo di 22 anni, allegro ed entusiasta di intraprendere una nuova vita: trascorreva le sue giornate con l’animo di vivere ogni giorno una nuova avventura ! Nonostante le difficoltà con l’inglese, una lingua a lui sconosciuta, riuscì in breve tempo a farsi comprendere da tutti utilizzando uno “strano linguaggio”, in cui l’italiano si fondeva con alcune espressioni nel suo dialetto e si alternava ad un inglese “improbabile”, aiutandosi simpaticamente con la gestualità. Per alcuni anni cambiò continuamente lavoro: fece il muratore, il tassista, l’imbianchino, il portiere ed il guardiano notturno. Trascorsi i primi dieci anni a San Francisco, il signor Bruno decise di lasciare il suo ultimo lavoro per dedicarsi alla sua vera passione: la pizza ! Trovò lavoro come aiuto pizzaiolo in una pizzeria gestita da italo -americani di origine napoletana e dopo pochi mesi, si affermò come esperto pizzaiolo. La clientela del locale si incrementò notevolmente: tutti volevano assaggiare la “pizza di Peppino” e ascoltare i suoi simpatici aneddoti sull’Italia e sulla Calabria. Peppino sul posto di lavoro trovò anche l’amore: si innamorò di Margherita, la graziosa figlia del proprietario. Il loro fu amore a prima vista ! Si sposarono nel 1981 ed ebbero due bambini: Anthony e John, oggi importanti uomini d’affari. I signori Bruno, si occuparono tutta la vita della loro attività a gestione familiare e negli anni novanta aprirono anche un piccolo ristorante di cucina tipica italiana. Peppino e Margherita, oggi nonni in pensione, fecero del made in Italy il loro stile di vita. Si dedicarono con cura e passione a riproporre gusti e sapori dell’Italia meridionale di altri tempi, fieri delle loro radici e orgogliosi di essere ancora autentici testimoni di una tradizione e di una cultura popolare che al di là del tempo e dello spazio, continua sempre a vivere nel cuore di ogni italiano.
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Vi raccontiamo la toccante storia di Michele, operaio di Terranova da Sibari emigrato in Brasile verso la fine del 1800. Il sig. Michele, all’epoca un ragazzo di soli diciannove anni, si era imbarcato dal porto di Napoli con il cuore rigonfio di dolore per aver abbandonato la sua adorata famiglia: i suoi tre fratellini di soli sette, dieci e quindici anni, così allegri e con tanta voglia di giocare e di vivere e la sua cara mamma Teresa, ammalata di polmonite ma sempre così dolce, premurosa e sempre pronta a regalare a tutti un sorriso. Il giovane Michele, orfano di padre (un povero pescatore morto in mare in un giorno di tempesta), fin da quando era solo un bambino si era rimboccato le maniche per contribuire a mantenere la sua famiglia: aveva lavorato nei campi, raccolto legna, aiutato sua madre a fare il bucato in riva al mare… ma con la morte del padre si era reso conto che tutto questo non poteva più bastare e che toccava a lui farsi carico dei suoi fratellini e di sua madre; prese quindi la decisione di partire per un luogo lontano e ignoto in cerca di fortuna. Chiacchierando con un vicino, aveva saputo che da lì a pochi giorni dal porto di Napoli sarebbe partita una nave per San Paolo; così dopo due giorni, tra i pianti della signora Teresa, raccolse le sue poche cose in un fagotto e partì per Napoli. Dopo qualche mese dalla sua partenza, grazie ad un parente emigrante di ritorno, cominciarono ad arrivare alla famiglia pochi soldi insieme a frammentarie notizie di Michele: aveva trovato lavoro in una grande piantagione di caffé insieme ad altri connazionali di Roma, i turni erano massacranti ma lui non si lamentava mai e riusciva sempre a scherzare e a tenere alto il morale dei suoi compagni. Dopo un anno sopraggiunsero alla famiglia altri soldi insieme a una foto di Michele in cui appariva molto magro, con il volto sorridente ma scavato dalla fatica e dagli stenti… passarono i mesi e poi gli anni senza che di lui si seppe più nulla. Dopo circa venti anni dalla sua partenza, arrivò in paese la triste notizia della sua morte: Michele dopo la crisi dei primi anni del 1900 dovuta al crollo del prezzo del caffé, avendo perso tutti i suoi risparmi, trovò impiego nella costruzione di una linea ferroviaria in città e morì poco tempo dopo a causa di un grave incidente sul lavoro. La storia di questo sfortunato giovane calabrese ci è stata riferita dalla signora Lucia, nata a Terranova e residente a Torino, figlia del fratello più piccolo di Michele e ora nonna di due splendidi bambini. Noi dell’Associazione PUL, esprimiamo la nostra solidarietà alla signora Lucia per questa dolorosa vicenda familiare.
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Vi proponiamo ora alcune profonde riflessioni di Tommaso Amato, originario di Reggio Calabria, residente da cinque anni per motivi di studio a New York.
Vivo nelle strade di una città straniera, incontro volti a volte sorridenti e più spesso cupi che sembrano scrutarmi l’anima…
Vivo il mio presente e sono immerso nella realtà di un mondo frenetico che mi sovrasta e mi affascina ma che ancora non mi appartiene…ho lasciato il mio cuore e i miei sogni in Calabria!
Il colore della mia terra, rossa e aspra brilla ancora nei miei occhi, il ricordo dell’odore intenso del mio mare all’alba inebria incessantemente i miei sensi, le immagini della mia gente e dei bei momenti di vita vissuta scorrono sempre nella mia mente!
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